mercoledì 26 novembre 2014

David Grossman, Che tu sia per me il Coltello

Come mi ha commosso il tuo viso. Io, che parto sempre dal corpo. Ma non ho trascurato nemmeno quello. Mi sembra che tu abbia cercato di nasconderlo nella lettera (“piuttosto alta…”). La penna mi trema in mano al pensiero che fra poco descriverò il tuo corpo, la sua bellezza, la sua generosità celata dagli abiti. E non dimentico la rotondità un po’ curva delle spalle, come se qualcuno cercasse rifugio dentro di te e tu lo difendessi.
O il modo in cui hai piegato la testa e hai tremato un po’ sotto il vestito. E come, con un gesto lento e quasi trasognato, ti sei stretta nelle braccia, quasi provassi dolore per lui. Sembra strano, ma mi è parso che fosse proprio così, che tu provassi dolore e pietà per lui. E con un solo sguardo ho saputo qualcosa di te. Forse ti sto facendo di nuovo arrabbiare, pretendo di descriverti senza alcuna incertezza, ma sono sicuro di aver capito. Il tuo viso era senza veli, in quel momento, non avevo mai visto un adulto così nudo sotto la pelle. Si vedeva come ogni emozione ti si rispecchi subito sul volto. Era evidente fino a che punto sei incapace di nascondere, e quanto tutto ciò sia pericoloso. Ma dov’eri quando la vita ce l’ha insegnato?

David Grossman

“E forse non è vero amore se dico che tu mi sei la cosa più cara; amore è il fatto che tu sei per me il coltello col quale frugo dentro me stesso.”
Con queste parole Franz Kafka scriveva del suo amore per Milena, la giovane traduttrice ceca cui aveva affidato molti dei suoi romanzi e racconti. Poco è il tempo che trascorre tra il formale carteggio lavorativo e le parole appassionate dello scrittore nei confronti della ragazza: un fuoco vivo, la chiama, una donna generosa, brillante, che vive la vita in tutta la sua intensità. Il contenuto delle lettere raggiunge altezze inaspettate, un ardore, una passione che Kafka non aveva mai provato. Ma più è alta la salita, più rovinosa è la caduta, complice il fatto che Milena non abbia intenzione di lasciare il marito. Lo scambio epistolare si trasforma in qualcosa di fin troppo intimo e profondo, di una profondità a tratti inquieta e angosciante. La nuova vita che lei improvvisamente gli aveva donato, comincia a marcire dentro se stessa.
Non è un caso che questa citazione venga ripresa da David Grossman. La corrispondenza tra Myriam e Yair comincia per caso, durante una festa. Yair nota una donna al centro di una piccola folla, ma non è la sua bellezza a colpirlo: è un movimento impercettibile, che lo porta intravedere nello spazio di pochi secondi la sua estrema sensibilità, la certezza che lei sarà la donna adatta: Myriam si stringe nelle braccia, un sorriso che lascia intendere un disagio, la voglia di allontanarsi. Le scrive una lettera, poi una seconda, una terza. Yair desidera quello che appare come una semplice corrispondenza, uno scambio di epistole libero ma totalizzante ed estremamente personale, dove poter mettere a nudo se stesso. Non è contemplata la possibilità di vedersi, solo le parole sono consentite, parole che si concluderanno, come subito sancisce Yair, all’arrivo delle prime piogge, per il bene di entrambi. Le lettere si susseguono, sempre più intense e viscerali; e se Myriam in un primo momento ne risulta quasi spaventata, pian piano si ritroverà sedotta da quest’uomo così misterioso, a tratti folle. In uno svelamento totale, uno “scrostamento” dai pregiudizi e dai luoghi comuni da cui siamo infangati per tutto l'arco della nostra esistenza, assistiamo in punta di piedi, quasi con imbarazzo davanti a un qualcosa di segreto, alla capacità della parola di penetrare come un coltello negli abissi dell’animo umano, al suo toccare le corde più sensibili della psiche. E come un coltello dilaniare e squarciare, e attraverso il dolore riportare alla luce i ricordi e le impressioni più inconfessabili. L’immaginazione li porta a unirsi, in un mondo inventato intriso di profonda sensualità, dove attraverso la potenza della parola possono arrivare a toccarsi, a sentire l’odore l’uno dell’altro, in un crescendo di intimità che culminerà inaspettatamente, dolorosamente, nel loro incontro.

Che tu sia per me il coltello non è un libro per tutti, e non ha la pretesa di esserlo. I giudizi intorno a questo romanzo si polarizzano nettamente, e se c’è chi grida al capolavoro, si trovano anche coloro che definiscono il romanzo troppo prolisso, un elenco sterile di parole senza una svolta degna di nota. Ma dal mio punto di vista, i romanzi che creano dissidio e dividono il parere del pubblico senza comunque mai lasciare indifferenti, sono sempre frutto di una grande mente.
David Grossman si serve di un personaggio inconsueto, che porta con sé un’aura malsana, qualcosa di folle, alienato e rasente il delirio. E tanto più l’impresa è faticosa, e le pagine scorrono pesanti, dense di significati e dure come lame, tanto più nel finale si tira un sospiro di sollievo, di liberazione da qualcosa di doloroso. È finita. Ma in tutto questo quello che resta è una sorta di catarsi, nel momento in cui il lettore si congeda dal libro purificato, come l’acqua della pioggia sul corpo di Yair. Ma qualcosa, dentro di noi, è irrimediabilmente cambiato: l’addentrarsi così i profondità nell’intimità di un uomo non è mai privo di conseguenze.

2 commenti:

  1. Pazzesco!
    Io ho letto questo libro e ho provato una serie di emozioni intense e struggenti. E posso dire di aver trovato pace solo ora, dopo aver letto la tua recensione. Riesci ad esprimere a parole ciò che pensi e provi. Dono non da tutti.
    Colgo l'occasione per farti i complimenti per il tuo blog! Davvero adorabile e interessante.
    Foto notevoli. Direi completo! Non gli manca nulla!

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    1. Cara Bea,
      ti ringrazio per quello che mi scrivi, dedico ogni minuto libero alla lettura e alla fotografia e non possono che farmi piacere dei complimenti così dolci. Veramente, grazie.
      Per quanto riguarda "Che tu sia per me il coltello", anche io ho avuto la stessa sensazione che hai provato tu, è un romanzo intenso, dal quale si riesce a staccarsi solo con fatica. Ho ritrovato la pace scrivendo, sono contenta di aver (nel mio piccolo) contribuito a regalarne un po' anche a te.

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