mercoledì 12 novembre 2014

Irène Némirovsky, Come le Mosche d'Autunno

<Figliola mia, perdonami. Con me non hai bisogno di vergognarti, ti ho vista nascere... Non hai commesso peccato, almeno? Sei ancora ragazza?>.
<Ma certo, nianjuška> disse Loulou. Le tornò in mente una notte di bombardamenti a Odessa, quando era rimasta in casa del barone Rosenkranz, l'ex governatore della città; lui era in prigione e suo figlio abitava lì da solo. I cannoni avevano iniziato a sparare così all'improvviso che lei non aveva avuto il tempo di tornare a casa, ed era rimasta fino all'alba nel palazzo deserto con Sergej Rosenkranz. Che ne era stato di lui? Morto probabilmente... Il tifo, la fame, una pallottola vagante, la prigione...Non c'era che l'imbarazzo della scelta, davvero. Che notte... I dock incendiati... Dal letto dove facevano l'amore vedevano le falde di petrolio in fiamme spandersi sul porto...
Ricordava la casa sull'altro lato della strada, con la facciata distrutta e le tende di tulle che oscillavano nel vuoto... Quella notte... la morte era stata così vicina...
Ripeté meccanicamente:
<Certo njanjuška...>
Ma Tat'jana Ivanovna la conosceva bene: scosse la testa, serrando in silenzio le vecchie labbra.
Georgij Andronikov gemette, si voltò pesantemente, poi mezzo addormentato balbettò:
< Sono ubriaco fradicio>.
Andò barcollando verso la poltrona, affondò la faccia tra i cuscini e rimase lì inerte.
<Lavora tutto il giorno in un garage adesso, e muore di fame. Se non ci fosse il vino... e il resto, varrebbe forse la pena vivere?>
<Tu offendi Dio, Loulou>.
Tutt'a un tratto la ragazza nascose il viso tra le mani e scoppiò in singhiozzi disperati.
<Njanjuška... Vorrei essere a casa! Nella nostra casa!> ripeteva torcendosi le dita con un gesto strano e nervoso che la vecchia non le aveva mai visto fare. <Perché veniamo puniti così? Non abbiamo fatto niente di male!...>.
Tat'jana Ivanovna le accarezzò con dolcezza i capelli spettinati, impregnati di un odore intenso di fumo e vino.
<È la santa volontà di Dio>.
<Ah, mi hai seccata, non sai dire altro!>. Si asciugò
gli occhi, alzò con violenza le spalle.
<Dai, lasciami stare!... Vattene, sono stanca e ho i nervi a fior di pelle. Non dire niente ai miei... A che servirebbe? Daresti loro un dispiacere inutile, e non otterresti niente, credimi... Niente. Sei troppo vecchia, non puoi capire>.

Irène Némirovsky


Una donna si fa spazio silenzioso all'interno delle vite dei Karin, una famiglia della grande nobiltà russa. Un personaggio dimesso, che sfiora le loro esistenze in modo dolce e impercettibile da generazioni, e che con la sua fiera umiltà costituirà il caposaldo della famiglia, l’illusione che tutto rimarrà per sempre immutabile.
È la vecchia balia Tat’jana Ivanovna, la figura della njanja russa molto cara a Irène Némirovsky.
Con lei cresce Nicolaj Aleksandrovič, il grande proprietario terriero, da lei viene allevata la sua prole, Jurij e Kirill, Loulou e Andrej, e sempre con Tat’jana dovrebbero vedere la luce i futuri nipoti. Ma questo ciclo è spezzato dall’arrivo della rivoluzione bolscevica, che a poco a poco strappa dalle mani dei Karin ogni cosa: prima i due figli maggiori, richiamati dalla guerra che bussa spietata alle porte della Russia, poi le ricchezze, i capitali, le sontuose dimore, infine la dignità così gelosamente custodita.
I Karin si ridurranno all’ombra di loro stessi, caduti rovinosamente dall’alto dell’immensa grandezza e potenza che aveva contraddistinto la loro stirpe, “come le mosche d’autunno, allorché, passati il caldo e la luce dell’estate, svolazzano a fatica, esauste e irritate, sbattendo contro i vetri e trascinando le ali senza vita”. Ma questa stessa vita agonizzante lentamente, inaspettatamente si riorganizza: Nicolaj Aleksandrovič si darà da fare per recuperare l’onore perduto, aprendo un mercatino di oggetti usati con la triste consapevolezza di non comprarli per sé stesso, ma al solo scopo di rivenderli. Loulou si darà all'alcol, persa nella nebbia del fumo al suono soffuso di un grammofono, avvolta da calde braccia impudiche. La madre, Elena, costretta a fare a meno dei diamanti tra i capelli, riscoprirà la piccola felicità di una semplice cena con i vicini. Compaiono le prime timide risate, accompagnate dagli incerti tentativi di riprendere una parvenza della tranquillità perduta, anche se, in cuor suo, ogni membro della famiglia porta con sé l'insostenibile macigno del proprio passato, che inevitabilmente deve essere sepolto per ricominciare a vivere. E in questo riallineamento Tat’jana si rivela un elemento di fastidio, troppo nostalgica, troppo intimamente, dolorosamente legata alla loro terra, l’amata Russia dalla quale sono stati traditi.
La balia non si muoverà dalla sua posizione in un’ostinata attesa dell’inverno, immobile al vetro della finestra del minuscolo appartamento parigino in attesa della prima neve dalla bellezza fatale, la sola in grado di riportarla nella sua amata, gelida terra natia.

Irène Némirovsky come sempre aggiunge un tocco autobiografico alla narrazione, ricordando gli algidi inverni russi della sua infanzia, le sconfinate distesa di neve candida, i fiumi del color dell’acciaio. Lei stessa dovette scappare dalla rivoluzione bolscevica del 1917 per trasferirsi in Francia, ancora bambina.
Dalle prime pagine veniamo condotti nella vita dell’anziana balia, della sua felicità nel servire gli altri fino alla sua prigionia, alla profonda solitudine di chi si trova trapiantato in un luogo lontano, che non può considerare casa propria. Come le mosche d’autunno rivela la cattività di un’anziana donna, che come un animale braccato percorre in ampi cerchi la sua gabbia, il piccolo e soffocante appartamento parigino nella quale viene lasciata per intere giornate, inutile ormai nei ritmi veloci della vita cittadina.

Ma la vecchia balia non è mai completamente sola: a tenerle compagnia ci sono i suoi ricordi, e ogni più piccolo gesto o parola è un richiamo, un rimando a un passato lontano di prosperità e ricchezza, ormai irraggiungibile. E la neve, l'immacolata neve che attende con commovente determinazione fino a quando anch’essa, implacabile, la tradirà.

2 commenti:

  1. Ho un paio di cose da leggere di Irène Némirovsky, potrei inserirci anche questo.

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    1. Ottima scelta! A me è piaciuto moltissimo, e sarà una banalità, ma i romanzi e i racconti della Nemirovsky li ho sempre trovati all'altezza delle aspettative. Qualunque cosa deciderai di "inserire", farai la cosa giusta ;)

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