mercoledì 8 aprile 2015

Alessandro Mari, L'Anonima Fine di Radice Quadrata

In estate ho conosciuto Alberto, un ragazzo di fuori venuto qui a godersi il mare, e ci siamo scritti parecchio. Intere nottate. Una cotta, le mie solite cotte “a scadenza”, ma quando rivedevo Alberto di giorno, in spiaggia o chissà, non trovavo più la persona delle nostre conversazioni notturne via sms. Così mi sono fatta quest’idea: quando ti scrivi con qualcuno, le parole sono abissali caverne dove l’eco è infinita, ma quando poi rivedi quel particolare qualcuno con cui ti sei scritta, dell’eco infinita può restare poco. Ho fatto confusione? Riprovo: scrivendo a qualcuno puoi toccare cose intime, ma quando ti ritrovi davanti quel particolare qualcuno, quella stessa intimità può impedirti di guardarlo o lasciarti guardare. Come aver fatto l’amore a parole senza manco un bacio. Sopravvivere alle superiori non è un gioco da ragazzi. 
Alessandro Mari

Alessandro Mari è la classica personalità che quando entra in una stanza non puoi fare a meno di non notare. Barba lunga, curata, tatuaggio sul petto che occhieggia dalla camicia un po’ aperta (“Perdonami, ti voglio fare una domanda indiscreta: cosa c’è scritto su quel tatuaggio?” “Non posso risponderti, mi piace pensare che solo chi mi sfila la camicia possa vederlo”. Al diavolo le mie domande indiscrete), si siede sul tavolo a gambe incrociate, prende il libro arrotolato tra le mani e brandendolo come un’arma comincia a parlare.
Come l’ho conosciuto? Mi ero messa in testa che volevo imparare a scrivere e ho deciso di frequentare un corso della scuola Holden di Torino, un corso “collaterale” (chiamiamolo così), a Milano. Ecco, grazie ad Alessandro ho imparato una delle cose che più mi sono servite per migliorarmi non solo nella scrittura, ma anche nella mia percezione del mondo: ciò che rende uno scritto o una personalità interessante è andare fuori tema. Dopo anni di liceo in cui era tutto un “Più di cinque non posso darti. Fuori tema”, ho finalmente superato il trauma e imparato a convivere con questa mia deformazione. Un po’ come Holden Caufield insomma. Se guardiamo qualcosa nel suo insieme tutti, con lievi differenze, siamo portati a descriverla nello stesso modo; ma se quella stessa cosa la osserviamo con attenzione, ognuno sarà catturato da un frammento diverso, da quel guizzo visibile a lui e a lui soltanto. Da lì, da quel guizzo ha inizio una storia. Mi ha divertito leggere i temi dei ragazzi del romanzo, dove ho ritrovato un po’ anche quelli di noi allievi. Quello della classica bambolina bella e superficiale su una modella che perde la gamba e scopre di avere un talento nel salto in lungo (gli si sarà rivoltato lo stomaco a doverlo scrivere), passando per il delfino che vuole creare un branco vegetariano, e per farlo uccide gli esemplari più forti prendendo con sé gli esclusi; fino a Radice Quadrata, che con cura maniacale raccoglie piccoli dettagli di uno sconosciuto (un casco, un abete natalizio riciclabile, un nome orientale) assemblandoli e riassemblandoli fino a creare una nuova vita, un nuovo universo. Questa, gli scritti di Radice Quadrata, sono a mio parere la parte più bella e suggestiva del romanzo: alla richiesta di dare vita a un racconto su un eroe il ragazzino trae ispirazione dalla storia di un uomo comune, facendola diventare straordinaria. Un po’ fuori tema forse, ma comunque straordinaria. Come la sua del resto.

Sofia e Radice Quadrata rappresentano concezioni della vita opposte e apparentemente inconciliabili: "Sofia sa molte cose ma di tutto sa poco e si annoia presto. Nuota in superficie. Radice Quadrata sa poche cose ma di quelle poche moltissimo. Nuota solo in apnea e non si muove lungo la spiaggia”. Nonostante questa disparità di fondo, i due ragazzi fanno parte dello stesso mondo scolastico, e qui si ritrovano, vicini e irraggiungibili, a dover fare i conti con un tema cui dovranno lavorare insieme: la descrizione di un eroe.
La loro conoscenza non sembra partire con i migliori auspici. “Sei una radice quadrata senza numero dentro!” urla il ragazzo a Sofia come fosse il peggior insulto sulla terra, e Sofia, che mai si fa mancare l’ultima parola, gli affibbia con scherno il soprannome di Radice Quadrata, ferita, in cuor suo, da quest’offesa di cui non capisce appieno il significato. Pian piano la diffidenza lascia spazio a una curiosità morbosa della ragazza nei confronti di questo personaggio così misterioso, sul perché appunti ogni singolo accadimento su decine di quadernetti o trascorra i pomeriggi nella cantina di uno sconosciuto, rubando oggetti che non gli appartengono. Lo scoprirà ben presto, guidata dal suo istinto da detective; ma proprio nel momento in cui i loro universi paiono avvicinarsi il caso si frapporrà tragicamente tra loro, lasciando tra i due un forte, indelebile legame.

Ritornando alle considerazioni della serie “dettagli insignificanti che non calcola nessuno”, sono rimasta colpita da una parte che di solito nei libri leggo per farmi quattro risate, e invece qui, per la prima volta, mi ha fatto riflettere: i ringraziamenti. Non so sinceramente perché mi piaccia tanto leggerli, fatto sta che ogni volta mi ritrovo a spulciare tra una lista infinita di nomi che non conosco e mai conoscerò, con annesse una o due righe di una banalità impressionante sull’amore, l’amicizia, l’infinita stima che lega lo scrittore al cugino di secondo grado o alla moglie. Qui invece qualcosa ha catturato il mio interesse: “Grazie alla ragazza minuta che, quasi come accade nel romanzo, mi ha confidato in che modo, per lei, Oriana Fallaci incarna un’eroina: allora non lavoravo ancora su Radice Quadrata e Sofia, però mi interessavano già lo sguardo dei ragazzi e le loro idee sugli eroi nel contemporaneo. Inconsciamente ho custodito nella memoria le parole di quella ragazza minuta”. Ci sono ogni giorno persone che catturano la nostra attenzione, e da un paio di dettagli finiamo a immaginarci cosa faranno una volta a casa, se hanno un cane o mangiano cibi precotti, oppure tiriamo a indovinare che lavoro fanno, o se hanno un’amante. E va beh, finché lo facciamo noi rimane un puro esercizio di immaginazione, ma è incredibile quanto queste piccolezze possano diventare grandi fra le mani di uno scrittore! Così è successo alla ragazza minuta, che probabilmente è stata per Alessandro Mari quel “brivido d’ispirazione” di cui parlava Nabokov per Lolita, e così succede allo sconosciuto “intercettato” da Radice Quadrata, che diventa l’eroe del suo tema, uomo comune trasformato in personaggio eccezionale. Così accade anche a Radice Quadrata stesso, divenuto oggetto delle attenzioni di Sofia. Solo dal loro modo di guardare il mondo scopriamo che i due ragazzi non sono poi tanto diversi. Due tipi di intelligenza opposti, ma la stessa identica attenzione per i dettagli, per le storie che si nascondono dietro agli occhi di chi gli sta di fronte. E una forte, fortissima empatia, che solo alla fine, per salvarsi l’un l’altro, li porterà a guardare nella stessa direzione, non più gli altri ma se stessi, come fossero un unico essere.

Prima edizione: 2015
Casa editrice Bompiani

4 commenti:

  1. Mi hai fatto ricordare - questa volta col sorriso - alle volte in cui sulle mie verifiche di filosofia fioccavano in rosso grossi punti interrogativi, che significavano: "cosa c'entra?".
    Paradossalmente dal professore di italiano riuscivo a farmi capire decisamente meglio.
    Interessante anche che tu abbia frequentato il corso alla Holden...

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    1. I professori ci vanno sempre giù troppo pesanti con i segni rossi, dopotutto i temi sono interessanti proprio quando c'è tanto di chi li scrive, altrimenti sarebbero tutti tristemente uguali. Beh dai, almeno in italiano eri apprezzata!
      Già, il corso era fantastico! Erano solo una decina di lezioni da un paio d'ore, ma ho imparato tantissimo ;)

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  2. Approdata da poco sul tuo blog. Bellissima recensione di un libro e autore che non conoscevo.

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  3. Ciao Giulia, ho appena trovato il tuo blog ed è una miniera d'oro: punti di vista interessanti che non avevo colto o con cui sono nettamente in disaccordo, ma pur sempre interessanti; libri che non ho ancora letto ma che sicuramente leggerò. Sono davvero colpito.
    Mi dispiace che tu abbia smesso di pubblicare. Ripensaci, almeno per un post al mese. Ti auguro il meglio! (:
    F.

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