mercoledì 29 aprile 2015

Fëdor Dostoevskij, Povera Gente

Ohibò, dopo questo non si potrà vivere tranquillamente nella propria intimità, nel proprio cantuccio, quale che sia; vivere, secondo il detto, senza agitare le acque, non urtando nessuno, conoscendo il timor di Dio e se stessi, in modo che non ti urtino, che non ti si introducano nella cuccia, non osservino come – per modo di dire – ti comporti nell’intimità della tua casa, se, per esempio, hai un bel panciotto, se hai quanto occorre per un po’ di biancheria, se hai gli stivali, e come sono suolati; che cosa mangi, che cosa bevi, che cosa copi. Ma che c’è poi di speciale, diletta, se, per non sciupare gli stivali, cammino in punta di piedi nel punto in cui la strada è pavimentata piuttosto male; perché scrivere del prossimo che qualche volta si trova in difficoltà, e che non beve il tè? Ma, proprio tutti devono bere assolutamente il tè? E forse io guardo in bocca alla gente per vedere che boccone mastica? Chi ho mai insultato in una tal maniera? No, diletta, perché offendere gli altri, se non ti danno noia? 
Fëdor Michajlovič Dostoevskij
Quella che ci viene raccontata in Povera Gente è la storia di un amore non corrisposto, narrato attraverso un fitto scambio di epistole; un sentimento che nasce nei sobborghi di Pietroburgo tra due amanti affacciati alle finestre di un medesimo cortile. 
Makar Djevuskin riempie l’oggetto della sua adorazione, Varvara, di regali e fiori, si priva dei pochi averi che ha a disposizione pur di renderla felice. Varvara, dal canto suo, lusingata dalle attenzioni dello spasimante, si limita ad un paio di parole dolci pur di tenerselo stretto.
Ma proprio quando sembra che tra i due possa finalmente nascere una relazione, la sorpresa: Varvara ha un altro pretendente, più bello, più ricco, ma infinitamente più rozzo e meno sensibile di Makar. Convinto che l’amore sia un sentimento puro e privo di interessi, e votato solo alla serenità di Varinka (come la chiama affettuosamente), Makar si prodiga affinché il matrimonio fra i due sia perfetto: si occupa delle commissioni, compra le stoffe ed esaudisce ogni capriccio della sua amata, sminuisce se stesso innalzando il suo rivale, per il solo piacere di renderla felice.
Da povera e indifesa che era, Varinka si trasforma in una creatura fredda e insensibile, piegata alla logica del guadagno. Sposa Bykov, l’"altro", il proprietario terriero, lasciando al malato e completamente distrutto Makar la sola consolazione di qualche lettera. E proprio queste lettere, che avevano innalzato l’uomo verso la felicità più grande, finiscono per rigettarlo in una pazzia disperata, nell’ingenua speranza che Varinka possa, un giorno, amarlo.

Dostoevskij ha un modo particolare di intendere i sentimenti. Mi manda in crisi leggere i suoi romanzi, dopo “un Dostoevskij” mi sento una persona diversa da come ero prima, tanta è la potenza delle sue parole. Ecco, in particolare Povera gente mi ha fatto sorgere dei dubbi sul significato della parola amare, o almeno, ho rimesso in discussione quella che per me è la concezione dell’amore. Nei suoi scritti (i primi che mi vengono in mente: Le notti bianche e L'eterno marito) emerge questa visione dell’amore come puro e disinteressato, una totale identità tra la felicità dell’altro e la propria felicità. Non importa che il mio compagno ami un’altra persona, se questo è ciò che desidera devo aiutarlo in tutti i modi a concretizzare il suo volere, anche se va contro il mio, anche se il solo pensiero mi distrugge, anche se so che sta sbagliando. Ma morirei piuttosto di veder realizzati i suoi sogni. Questo è l’amore dostoevskiano. 
Scrivere dei pensieri del genere è facilissimo. Quello che mi sconvolge e mi fa amare questo scrittore, follemente, è la totale coerenza della sua opera con il modo di vivere. Perché non è un’astrazione, una storia fittizia: Dostoevskij amava così. Un episodio mi aveva colpito parecchio studiando la sua biografia: verso i trentacinque anni Fëdor si innamora perdutamente di una donna, una certa Mar’ja Isaeva, che ricambia, ma allo stesso tempo prova dei sentimenti per un giovane, Vergunov. Beh, Dostoevskij ne diventa amico e fa di tutto perché tra i due possa funzionare, nonostante impazzisca all’idea di perderla: “Non bisogna dar l’impressione che si lavori per se stessi”, le scrive. Che dire, era un grande. E alla fine riesce pure a sposarla.

Acclamato dalla critica di Belinskij come “Il nuovo Gogol” (che per altro viene citato, uno dei racconti consigliati da Varinka a Makar è proprio Il Cappotto), e screditato dall’opposta fazione politica come un romanzo noioso, frutto di un accumulo di particolari uniformi, Povera Gente è un romanzo da leggere, se non altro per la curiosità di scoprire gli esordi letterari dello scrittore.
Primo romanzo di Dostoevskij, scritto all’età di soli 25 anni, conserva in sé il germe della polifonia, che si manifesterà in tutta la sua potenza nei grandi romanzi, da Delitto e castigo a I fratelli Karamazov. Ogni personaggio è autonomo, e porta con sé la propria visione del mondo, la propria idea, che scaturisce dal dialogo e dal confronto con gli altri protagonisti, in una sorta di concerto a più voci. 
Il bene e il male si intersecano, uniti indissolubilmente, e la stessa Varinka, ad una prima occhiata calcolatrice e spregiudicata, può essere compresa alla luce di un diario che spedisce a Makar, dove descrive un episodio tragico della sua infanzia che la rende forse più umana, forse più confusa di quello che in apparenza sembra essere.

Titolo originale: Bednye Lyudi (Бедные люди)
Prima edizione: 1845
Rizzoli Editore
Traduzione di Ebe Perego

5 commenti:

  1. Io adoro gli scrittori russi e con questa tua recensione mi hai incuriosita...mi sa che lo metto in wish list!:..

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    1. Non è molto conosciuto questo romanzo, purtroppo... Ma se ti piacciono i russi deve assolutamente stare sul tuo comodino il primo di Dostoevskij, non ci sono scuse ;)

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    2. ...Appena ne avrò l'occasione, lo prendo! =) Diciamo che sono russi-dipendenti...Giusto ieri ho comprato "Il giocatore" di Dostoevskij e "La morte di Ivan I'lic" di Tolstoj...

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  2. Fatico a leggere i russi. Un mio amico concorderebbe con te su Dostoevskij, indagatore dell'animo umano.

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    1. Aspetta, cos'hai letto di "russo"? Perché forse sei partita con il piede sbagliato! Anche il mio approccio non era stato dei migliori, il primo romanzo russo è stato Anna Karenina e non so per che motivo ma non mi aveva fatto impazzire (magari ora lo apprezzerei di più eh, chi lo sa). Non metterci così una pietra sopra, dagli un'altra possibilità! Prova con l'"Eterno marito", sempre di Dostoevskij ;)
      PS: Di' al tuo amico da parte mia che è un grande!

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